Paese variopinto lascia attonito ogni fortunato viaggiatore quando s’imbatte a nord negli infuocati deserti Atacama, si rilassa sulle bellissime spiagge di Antofagasta, o mentre fa trekking nella zona dei laghi e le riserve naturali, i parchi ed in giro per la Patagonia fino a solcare i fiordi di Capo Horn contemplando le fluorescenze dell’aurora boreale…
Il Cile, terra fin dal 1500 tanto bramata dai conquistadores spagnoli incantati dalla sua bellezza, ha fino a 20 anni or sono vissuto in un alone di austerità politica lontano dagli occhi del mondo occidentale e dei capitali stranieri;
nei primi secoli, nelle zone centrali tra le Ande e la catena montuosa sul pacifico(nome), una miriade di variopinte fazende producevano dal vitigno Pais(inportato dalla spagna) un vino simile al Madeira che non riusciva ad esprimere al meglio le potenzialità del territorio ricco di minerali, ben protetto da nefaste piogge oceaniche ed avvalorato da ventilate e notevoli escursioni termiche,
solo dopo il 1800 si iniziò ad importare talee dal Bordeaux potendo così constatare l’ottima predisposizione ad acclimatarsi dei più prestigiosi vitigni internazionali come il cabernet sauvignon, il merlot, il syrah, il carmenere lo chardonnay ed il sauvignon blanc.
Dopo la caduta della dittatura, un’oculata attività d’incentivazione da parte dello stato ha permesso ingenti investimenti da parte di capitali privati sia cileni che stranieri sull’innovazione tecnologica oramai giunta alle tecniche di cura della vite e vinificazione d’avanguardia;
le coltivazioni cilene sono ”filossera free” e le viti a piede franco, garantendo maggiore longevità ed un tenore ottimale di sfruttamento delle potenzialità del terreno, hanno permesso di ottimizzare al massimo le interazioni tra l’unicità delle zone pedoclimatiche e la secolare cultura enologica italo-francese raggiungendo così livelli assoluti di eleganza e competitività.
La scoperta di zone particolarmente vocate , grazie al benevolo influsso della brezza pacifica, per i vitigni bianchi quali Sauvignon e Chardonnay nella valle di Casablanca, ha portato alla produzione di vini caldi, molto intensi e ricchi di profumi adatti come starter durante le cene più raffinate ed a tutto pasto con piatti d’aragosta e capesante;
nelle zone centrali a sud di Santiago troviamo le
valli di Maipo,Colchagua, Curicò, Maule dove abbondanti piogge primaverili, elevate escursioni termiche ed estati molto calde unitamente alle tecniche di viticoltura ad elevata densità e basso numero di grappoli per ceppo, producono vini molto concentrati, caldi, morbidi e complessi dal vitigno carmenere in primis(vero astro nascente del panorama cileno), merlot, cabernet sauvignon e malbec…
Le
aziende cilene, prendendo spunto dallo stile comunicativo delle multinazionali europee, sono riuscite a sviluppare in brevissimo tempo un’accurata ed accattivante capacità di marketing garantendosi una celere penetrazione nei mercati nord europei e quelli emergenti di Russia e China dovuta anche all’indiscutibile competività data dal rapporto qualità/prezzo dei suoi prodotti.
Dopo i successi dei pionieri Miguel Torres, France's Baron de Rothschild and Chateau Lafite, anche le più grandi aziende italiane hanno investito ingenti somme in terra cilena stringendo importanti rapporti di collaborazione commerciale atti a sfruttare le sinergie tra i rispettivi canali distributivi in tutto il mondo;
tutto ciò dimostra che ad oggi il Cile non rappresenta più solo una bella promessa, ma oramai una consolidata e crescente realtà del mercato internazionale del vino, provare per credere.
Lorenzo Pansani Sommelier AIS